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Teatro della Tosse, mercoledì debutta “John & Joe” di Valerio Binasco

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Si chiama “John & Joe”, il nuovo spettacolo di Valerio Binasco (con Nicola Pannelli e Sergio Romano) che mercoledì alle 20,30 debutta al Teatro della Tosse (resterà in scena fino a sabato). Si tratta di una pièces teatrale di una delle scrittrici moderne più affascinanti del novecento, la ungherese Agota Kristof. I due protagonisti dello spettacolo sembrano essere imprigionati in un “non-luogo”, un surreale bistrot con tavolini e sedie all’aperto. Mossi entrambi dalla domanda del bisogno entrano in conflitto per il possesso di una vincita al lotto. Tra dialoghi assurdi e paradossi i due cercano di sbarcare il lunario e di superare la loro condizione di precari.
“John & Joe” è una favola dai toni comici e assurdi, seppure molto realistica, che in apparenza parla di come due strambi clochard passano le giornate, ma in realtà ci racconta come funziona, nella nostra complessa quotidianità, l’economia mondiale.

Lo stesso Binasco definisce, nella sua nota di regia, “John e Joe” “un testo molto poetico e struggente. Anche se è difficile non definirlo, allo stesso modo, un testo comico. Molto comico. E’ una specie di duetto lirico e clownesco (lirismo attribuibile solo all’anima dei personaggi e non alla scrittura) ed è – continua il regista – pur nel pieno realismo delle varie situazioni, da considerarsi quasi un testo metaforico sul denaro, la povertà, l’amicizia e la solitudine, e sul fatto che essere primi o ultimi nella società, sembra che sia solo un problema di predestinazione. I personaggi di questa commedia sono anime. Le anime degli ultimi, per l’appunto. C’è tanta bellezza e dolcezza in loro ed è per questo che il mio progetto teatrale, è più che mai orientato alla semplicità della messa in scena. Quando una scrittura è davvero grande (e Agota Kristof è di certo una grande della scrittura) l’unico lavoro importante che bisogna fare è creare “l’incanto” insieme agli attori. Mi pare una splendida opera teatrale questa che cerca di coniugare la metafora della “vita negli affari”, con i clochard-clown della tradizione, e con l’incanto delle anime semplici. Questa sintesi di poesia e d’intelligenza è spesso alla base del grande teatro contemporaneo, ed è una fantastica occasione per ridare un senso profondo al lavoro degli attori e alla gioia che tale senso profondo può regalare al pubblico”.

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